La capacità di farci male da soli, tra noi agenti immobiliari, a volte non ha limiti. E i fatti di questi giorni ne sono, a mio parere, una tristissima conferma.

Oggi, 15 febbraio 2018, è entrata in vigore la  LEGGE 11 gennaio 2018, n. 3 che sulla gazzetta ufficiale recita testualmente essere:

Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonche’ disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute. (18G00019)

Ok, diciamo che probabilmente il focus non era la nostra categoria.

Dove è che arriva quella che in questi giorni in molti gridano come grande vittoria?

Arriva nel capo II (professioni sanitarie, giuro è titolato così), in cui si va a modificare l’articolo 348, e nel comma 6 la magica frase:

6. All’articolo 8, comma 2, della legge 3 febbraio 1989, n. 39, le parole: «siano incorsi per tre volte» sono sostituite dalle seguenti: «siano gia’ incorsi».

Per intenderci, il precedente comma, il 5, parla dell’esercizio abusivo delle delle professioni sanitarie.

Provate a cercare la parola immobiliare in tutto il testo, e fatemi sapere.

Quello che appare chiaro è che, in un periodo pre-elettorale come quello attuale, qualcuno ha inserito, nel marasma della preparazione di una legge da parte di un governo dimissionario,   un comma per buttare nel calderone anche gli agenti immobiliari.  Modalità questa che pare essere non desueta, se un esponente di vertice di un importante associazione di categoria ha serenamente affermato in un social che questa è la modalità che ha portato al mantenimento dei requisiti quando è stato soppresso il ruolo.

Un gioco politico, forse non nella sua accezione migliore.

Subito dopo l’approvazione della legge, è iniziato un walzer malinconico tra le più importanti associazioni, ove una ne proclamava l’esclusività, e altre richiamavano tutto al lavoro della mitologica consulta. Dove sia la ragione non mi è dato saperlo, continuo solo nel non trovare evidenze di questa vittoria. Son partiti ceffoni, qualche insulto, velate minacce eppure la sensazione che i più hanno è che finisca come scriveva Trilussa in una sua celebre poesia, “ninna nanna” (se non la conoscete metto le ultime due ottave alla fine del post). Magari si incontrassero con tanta forza e decisione per dare modelli replicabili, un codice deontologico condiviso, una visione d’insieme e magari comunicare verso il cliente e non verso gli agenti i valori e i plus che danno gli associati.

Spesso si viene accusati di non avere una strada alternativa, di distruggere senza costruire. Con molti altri una soluzione la prospettiamo, e oramai temo sia nota: Fare rete, collaborare in modo sistemico, amplificando le capacità di fare relazioni e negoziazione del singolo, permettendo di entrare nella rete solo ai soggetti regolarmente abilitati. Si avrebbe un sistema più efficiente, l’elevazione naturale del servizio al cliente, e l’assoluta indipendenza da carrozzoni politici, oltre a escludere in partenza i cosiddetti abusivi. O meglio, solo se capiamo chi siamo, sarà più facile far capire al cliente chi “non è noi”(spero si comprenda il senso)!

Utopia in Italia? La storia insegna che utopie ben più importanti sono diventate realtà.

A volte basta crederci, non sei d’accordo?

Ecco la parte finale della Poesia di cui sopra:

“Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello,
fa la ninna che domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima,
boni amici come prima;
sò cuggini e fra parenti
nun se fanno complimenti!

Torneranno più cordiali
li rapporti personali
e, riuniti infra de loro,
senza l’ombra de un rimorso,
ce farano un ber discorso
su la pace e sur lavoro
pè quer popolo cojone
risparmiato dal cannone.”

Trilussa